La piccola casa e' il luogo in cui noi viviamo, cuciniamo, ascoltiamo,beviamo, sperimentiamo, leggiamo, impariamo, discutiamo, degustiamo, pensiamo, giochiamo e soprattutto ci divertiamo; lapiccolacasa è anche e soprattutto il mio personale quaderno di ricette, pensate, create, fotografate e provate, da condividere con tutti, ricette semplici da preparare ma davvero gustose
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9 gen 2015
La ricetta di un grande piatto tipico e tradizionale della cucina ligure e genovese: la farinata di ceci
Giusto ieri, sul mio profilo facebook, avevo postato la foto delle teglie di farinata che avevo appena terminato di preparare e infornato con la mia piccola principessa Ginevra; eccomi quindi qui a posare la ricetta per preparare questo grande piatto tipico genovese: la farinata.
Noi lo abbiam preparata aromatizzata con foglioline tritate di rosmarino e maggiorana, ma è ottima anche senza le erbette. Volendo potete anche provare a non far riposare la pastella che si ottiene miscelando farina di ceci e acqua, molti ora lo fanno ma la tradizione vuole un lungo periodo di riposo, io ho optato per una via di mezzo...
Ecco quindi la semplicissima ricetta per preparare questo grande e piatto genovese:
Ingredienti per due teglie ( 4 persone)
300 g di farina di ceci
1 litro d'acqua
1 decilitro di olio extra vergine di oliva
Sale
Olio extra vergine di oliva per le teglie
un po' di foglie di maggiorana e rosmarino
Tritare le foglie di rosmarino e di maggiorana. In una ciotola aggiungere la farina di ceci e l’acqua amalgamando per bene con un frustino, o una forchetta, ed evitando la formazioni di grumi, togliere la schiuma che si forma e lasciare riposare per qualche ora. Terminato il riposo della pastella, rimuovere l'eventuale schiuma quindi aggiungere l’olio, il rosmarino, la maggiorana e il sale, rimescolare per bene.
Prendere due teglie rotonde capienti e perfettamente piatte, ungerle per bene con dell’olio extra vergine di oliva. Accendere il forno e quando supera i 250 gradi inserire le teglie unte e lasciarle scaldare per una ventina di secondi, estrarle e versare la pastella precedentemente preparata facendola allargare per tutta la teglia. Cuocere quindi in forno per circa dieci minuti, quindi aprire leggermente per far uscire il vapore e cuocere per altri cinque minuti sempre a 250 gradi. Accendere quindi il grill e far dorare la superficie della farinata nelle due teglie.
Servire ne piatti con della carta assorbente o meglio carta paglia per assorbire l’olio in eccesso, quindi mangiare bella calda.
Buona farinata e buon week end a tutte e tutti!!!
25 apr 2014
W il 25 Aprile! W la Resistenza !!! Grazi ragazzi vi saremo per sempre debitori!
Questa targa ricorda la Strage delle Benedicta, sull'appenino ligure dove i fascisti e i nazisti trucidarono 147 ragazzi Partigiani praticamente quasi disarmati, di questo eroi ben 75 furono fucilati dai granatieri fascisti ! Ci andiamo spesso e l'ultima volta ho scattato questa foto alla targa che li ricorda, rileggiamola ogni volta che possiamo, e riflettiamo sull'ultima frase "Volevano un'Italia migliore...." e noi?
Sinceramente son anche stufo delle false e antistoriche polemiche che montano ogni anno, basta con accomunare tutti... è davvero antistorico ci sono dei ragazzi che han lottato per la libertà e dei fascisti che invece uccidevano e torturavano indiscriminatamente .... quindi NON FACCIAMO CONFUSIONE………. Cosa si festeggia esattamente il 25 aprile? In Italia questa data, che è festa nazionale, coincide con l'anniversario della liberazione del paese, ossia la fine dell'occupazione nazista e del regime fascista in Italia.
,,,,,,,LA FINE DEL FASCISMO !!!!!!!!!
W il 25 APRILE! W LA RESISTENZA! W LA LIBERTÀ'! W L'ANTIFASCISMO ORA E SEMPRE
22 mag 2013
Hasta Siempre Don Andrea Gallo ! addio Don un vero uomo sempre con gli ultimi esempio per ognuno di noi
Oggi è un giorno triste per tutti noi, sicuramente in paradiso sarà una festa grandissima ma sulla terra la tristezza ci avvolge, un piccloo ma Grande uomo ci ha lasciato, Don Andrea Gallo, il sacerdote degli ultimi, che ha speso tutta la sua vita per aiutare tutti, specialmente quelli che nessuno voleva aiutare ci ha lasciato, è sicuramente volato dritto in Paradiso, però mi mancherà anzi a tutti mancherà perché sono persone come lui che ancora, nonostante tutto, ci danno la voglia di lottare e andare avanti, di credere che c'è sempre qualcuno che vive per gli altri come lui ha fatto per tutta la sua vita!
Hasta siempre Don Andrea Gallo!!
Hasta siempre Don Andrea Gallo!!
23 dic 2012
La ricetta del coniglio super marinato con erbette, semi di senape, pomodoro e capperi
Mancano due giorni al Natale, i regali son pronti eccetto ancora qualcuno, il pranzo e la cena sono imbastiti, alcune cose son già dietro a cuocere altre verranno preparate al momento o poche ore prima, insomma la solita routine delle feste che troppo spesso però ci fa dimenticare il motivo delle feste ...
Mentre incominciavo a preparare il ragù per i ravioli alle boraxe (borragine) ho penato al piatto di oggi a pranzo, d'altronde è l'ultima domenica prima di Natale, visto che avevo intenzione di fare un buon coniglio, ieri l'ho preso, lo tagliato a pezzi e, dopo un giro sul mio orterazzo, l'ho cosparso di erbette super profumate e l'ho messo sotto vuoto, l'operazione nel mio caso non era tanto per conservare sino a oggi ma per marinare in maniera fantastica il coniglio in quanto il sottovuoto apre maggiormente i pori della carne e permette una miglior azione e assorbimento della marinatura. Questa mattina poi ho cotto il tutto e una volta presentato sul piatto devo proprio dire che era un tripudio i profumi e sapori, una coniglio super marinato davvero gustoso!!! La carne del coniglio era morbidissima, gustosa ma soprattutto davvero profumatissima, e come ha detto la piccola Ginevra facendo il classico ed eloquente segno col dito sulla guancia, si "scioglieva in bocca!!!"
Ecco quindi la ricetta per cucinare questo ottimo coniglio super marinato con erbette, capperi ce porto rosso:
Ingredienti per due persone
300 grammi di lombata di coniglio
semi di senape
Un cucchiaio di cappero sotto sale di Pantelleria
alcuni pomodori datterini
alcuni steli di erba cipollina
alcuni rametti di santolina
alcuni rametti di santoreggia
alcuni ciuffi di menta
Aceto di mele
Olio extra vergine di oliva
Porto rosso
Noce moscata
Sale e pepe
Una carota
mezza costa di sedano
due scalogni
Massaggiare il coniglio con un po' di aceto di mele quindi tagliarlo a pezzi, metterlo in una ciotola, aggiungere alcune foglie di menta, in po' di santolina, un po' di foglie di santoreggia, alcuni rametti di erba cipollina spezzettata grossolanamente, un bel cucchiaio di semi di senape quindi bagnare quindi con un bicchierino di porto rosso, aggiungere un filo d'olio e aggiustare di sale e pepe. Mescolare bene quindi travasare il tutto in un sacchetto da sotto vuoto, fare il vuoto usando l'apposito programma per le sostanze con liquido, far quindi riposare una nottata in frigorifero. Il giorno dopo tritare col coltello gli scalogni la carota pelata e la costa di sedando. Farli "sudare" in padella con un po' di olio evo quindi aggiungere il contenuto della busta messa sottovuoto, alzare leggermente la fiamma e rosolare il coniglio, abbassare la fiamma, aggiungere ancora una po' di porto rosso, i pomodori datterini tagliati a pezzetti e una bella grattata di noce moscata. Fare andare a fiamma morbida per una ventina di minuti con il coperchio, controllare la cottura di tanto in tanto, se si asciuga troppo aggiungere un po' di brodo di verdure. Aggiustare di sale e pepe e terminare la cottura per almeno altri dieci minuti.
Servire al centro del piatto accompagnando con alcuni rametti delle erbette utilizzate intorno.
Buon appetito a tutte e tutti, buon giro per gli ultimi regali e soprattutto Buon Natale !!!
18 dic 2012
Un grande classico della cucina di natale: la mia ricetta per il fantastico Cappon Magro della tradizione Genovese ...un po' rivisitato e semplificato
Il Cappon Magro è uno dei piatti principali della cucina ligure e in particolare genovese per le feste di Natale, è un preparazione molto laboriosa a base di pesce,verdure e gallette del marinaio, ricchissima di sapore e gusto. Ne esistono molte varianti e la tradizione vuole che nasca come piatto dei servitori che mettevano da parte gli avanzi dei pranzi dei ricchi, altri invece pensano che, visto lo stile "barocco" della preparazione nasca nel XVI secolo da abili cuochi al servizio delle grandi famiglie nobiliari e che venisse chiamato anche "biscotto farcito" perché tra i vari strati di gallette inumidite in acqua e aceto si ponevano strati di pesci, verdure e legumi tutti lessati. Il nome Cappon Magro pare derivare non tanto dal fatto che il cappone fosse il pesce utilizzato ma che essendo a base di pesce e di avanzi si chiamasse magro in contrapposizione all'opulento cappone grasso.
Nella gastronomia moderna ha subito molte variazioni anche per venire incontro al mutare dei gusti e viene ormai proposto in molte varianti, accompagnato di solito da una salsa molto simile alla bernese. Nei mesi antecedenti al Natale molte scuole di cucina del territorio ligure tengono dei corsi interamente dedicati alla preparazione di questa prelibatezza, che come dicevo non è di per se difficile ma molto laboriosa, anche per tutti gli ingredienti van cotti separatamente e assemblati alla fine quando verranno uniti insieme con la gelatina.
Nella mia variante ho innanzitutto diminuito il numero di ingredienti, ho quindi pensato di "estrarre" la salsa servendola a parte e utilizzando la bernese al posto della classica verde, ho quindi utilizzato delle fette di pancarré seccato a posto delle gallette del marinaio, e oltre al pesce con la polpa bianca (ho optato per della gallinella) ho aggiunto anche del salmone. Come verdure ho optato per le immancabili carote, fagiolini, patate e logicamente la barbabietola che da colore. Ho quindi aggiunto dei gamberi cotti al vapore, ho quindi "impacchettato il tutto" con della gelatina.
Per ottenere tante fette mono porzione vi consiglio di assemblare tutto in casseruola rettangolare o se ne volete preparare meno fate come me in uno stampo da plumcake grande.
Logicamente è un piatto che si mangia freddo e quindi deve essere preparato il giorno prima, per la ricetta no ho dato indicazioni se non di massima in quanto dipende dalla grandezza degli strati, dalla grandezza del contenitore, insomma occorre andare un po' ad occhio ....
Ingredienti per almeno sei persone
fagiolini cornetti freschi
due tranci di salmone
una ventina gamberi
Pancarré secco
una gallinella sfilettata
qualche carota carote
una barbabietola cotta al forno
alcune patate
sei fogli di colla di pesce (gelatina)
un bicchierino di porto bianco
sale
ingredienti per la salsa bernese
3 rossi d’uovo freschi
150 ml di burro chiarificato fuso
1 scalogno tritato finemente
2 cucchiai di foglie di dragoncello tritato
1 cucchiaino di pepe nero pestato al momento
pepe bianco
60 ml. di aceto di vino bianco
sale fino
Pelare le patate e le carote, spuntare i fagiolini, quindi lessare le verdure in acqua salata, ognuna per contro proprio in modo da mantenerne i sapori separati. Cuocere, separati al vapore i due filetti di gallinella e i tranci di di salmone; una volta freddati pulire i tranci di salmone levando la pelle e la lisca centrale, farli a pezzetti e salari leggermente. Tagliare la crosta dal pancarré secco quindi ammollare le fette con un po' di acqua e aceto. Spellare le patate e le carote e tagliarle a fette, tagliare in tre i fagiolini, sbucciare la barbabietola e tagliarla a fette. A questo punto quasi tutti gli ingredienti sono pronti e si può procedere con la costruzione del cappon magro. Prendere una teglia da pancarré di stampo rettangolare abbastanza profonda quini coprirla con carta di nylon facendone uscire dai tutti i lati un bel po', sarà poi più semplice far uscire il cappon magro dallo stampo; quindi sistemare sul fondo un primo strato di pancarré ammollato, aggiungere quindi uno strato di barbabietole a fettine poi uno di polpa di gallinella, uno di carote, uno di polpa di salmone, uno di fagiolini, uno di fettine di patate e un altro di pancarré ammollato. a questo punto pressare delicatamente.
Ammollare la gelatina d'acqua, intiepidire mezzo litro d'acqua quindi versarci il porto una presa di sale e scioglierci dentro la gelatina ben strizzare. Versare la gelatina sciolta sino a coprire il contenuto dello stampo, mettere quindi a riposare in frigo per tutta una notte coprendo con un coperchio o con altra carta trasparente.
Ora è il momento di passare alla ricetta per la salsa bernese, ecco come prepararla:
Versare in una piccola casseruola l’aceto quindi aggiungere lo scalogno, il pepe nero pestato e un cucchiaio di dragoncello, portare ad ebollizione e fare ridurre sino ad avere un paio di cucchiai di liquido. Togliere quindi dal fuoco e passare col colino versando il tutto in una ciotola. Sistemare la ciotola su una pentola con acqua calda per cuocere a bagno maria, versare i tuorli d’uovo, una presa di sale a piacere e sbattere sino a quando il tutto diventa soffice, togliere dal fuoco, versare poco a poco il burro chiarificato fuso sbattendolo con una spatola per incorporare bene. se si addensa troppo aggiungere poca acqua, Completare quindi con con l’altro cucchiaio di dragoncello tritato e una grattugiata di pepe bianco.
Il giorno dopo per prima cosa preparare i gamberi levando le teste , levargli il guscio, le zampe e il
budello centrale nero, aiutatevi con uno stecchino viene via più
facilmente, quindi cuocerli al vapore per alcuni minuti, salarli leggermente metterli da parte.
A questo punto è finalmente giunto il momento di impiattare il tutto, la gelatina si sarà solidificata e renderà più semplice le operazioni. Su di un piatto abbastanza grande o ancor meglio su di un tagliere rovesciare lo stampo quindi delicatamente rimuovere la carta trasparente; tagliarlo prima per il lungo e poi per largo ottenendo tanti piccoli parallelepipedi, sistemarne un paio per piatti quindi accompagnare con un cucchiaio di salsa bernese e con uno o due gamberi cotti al vapore.
Non mi resta che salutarvi con il classico buon appetito a tutte e tutti e, con un po' di anticipo, incominciare ad augurarvi buone feste a tutte e tutti !
8 mar 2012
Variazioni sulla cucina ligure: La buridda di totani con piselli e senape nera
Era un bel po' che non preparavo una buridda, un tipico piatto ligure a base solitamente di seppie, lo avevo persin postato parecchio tempo fa qui diciamo agli albori del blog oltre cinque anni fa ... (mi scuso ma all'epoca scattavo le foto con il cellulare e venivano come venivano ..), beh non è con son cinque anni che non la preparo ... però qualche mese certamente si, questa volta però ho voluto un po’ modificare la ricetta innanzi tutto invece che le seppie ho usato i totani, da buon genovese erano in offerta …, inoltre ho deciso di aromatizzarlo con dei semi di senape nera biologica, li trovo deliziosi e molti aromatici, e poi ogni volta che li vedo così piccoli come sono mi viene in mente quel che passo che recita “Se avreste fede quanto un granello di senape …” ecco penso che la maggior parte delle persone se va bene non hanno mai visto un seme di senape e alcuni, purtroppo, pensano pure che la seme è un liquido denso …. che vendono ai supermercati.
Tornando alla ricetta dicevo che ho scelto di aromatizzarla con dei semi di senape per darli quel carattere un po’ “frizzantino” che deve avere, d'altronde a Genova si dice “è scoppiata una buridda” per dire quando son nate discussioni che quasi sfociano nello scontro, anzi spesso ci finiscono proprio… Il risultato finale è stato davvero perfetto, il frizzante c’era ma non era ne forte ne piccante, perfetto anche perché il sentore leggero e lontano di senape si è davvero ben amalgamato con gli altri ingredienti, e alla fine abbiam pure preparato dei crostini di pane per fare puccetta nell’ottimo brodo sugo rimasto. Ecco quindi la ricetta per preparare questa ottima e particolare zuppa di pesce, la buridda di totani.
Ingredienti per 4 persone
Un chilo e mezzo circa di totani di medie dimensioni.
4 cucchiai Passata di pomodoro
300 gr di piselli
un pizzico di zafferano
1 cipolla bionda
1 spicchio d'aglio
Brodo di verdure
Un cucchiaio di semi di senape nera biologica
prezzemolo tritato fresco
un bicchiere di vino bianco secco (Vermentino, Pigato, Bianchetta)
Olio extra vergine di oliva
1 acciuga sotto sale
sale
Pulire bene i totani eliminando le viscere e il becco e levando la pelle, se sono medi come i miei (vedi foto) separare solamente i tentacoli dalla testa, altrimenti se più grandi tagliarli a pezzi medi.
Tritare finemente al cipolla e farla rosolare con un po’ d’olio insieme all’aglio e l’acciuga sotto sale. Appena incominciano a prendere colore aggiungere i totani e farli andare qualche minuti, bagnare con il vino bianco e far sfumare, quindi aggiungere la passata di pomodori, i semi di senape nera e coprire con il brodo di verdure caldo, aggiungere il vino rimasto, alcuni pistilli di zafferano, aggiustare di sale e cuocere a fuoco medio per una mezzora circa. Passato il tempo aggiungere i piselli sgusciati e cucinare per altri dieci minuti circa. Spolverare generosamente con il prezzemolo tritato e cuocere ancora per un minuto.
Servire nelle ciotole e accompagnare eventualmente con dei crostini di pane.
Buon appetito a tutte e tutti e auguri a tutte le donne del mondo, in particolare alla mia regina e alla mia piccola principessa (Fra e Ginevra).
2 mar 2012
101 motivi per cui è veramente bello vivere a Genova
Tempo fa ricevetti via mail questo elenco di motivi per cui è veramente bello vivere a Genova, subito non gli diedi molta importanza, poi alcuni giorni fa, facendo pulizia nella posta, mi è ricapitata tra le mani la mail e leggendola e rileggendola ho trovato questi "buoni motivi" davvero belli e azzeccati, ho quindi deciso di condividerli con tutti e pubblicarli, alcuni forse non saranno "comprensibili" per i non genovesi, vi assicuro però che rappresentano perfettamente il nostro carattere.
01. Una città che non sarà mai una metropoli, per fortuna.
02. Avere mare e monti a distanza di 30 minuti, forse anche meno.
03. Non conoscere il concetto di nebbia.
04. La “focaccia” calda a tutte le ore.
05. Il cielo terso che abbaglia gli occhi nelle giornate ventose.
06. Il silenzio irreale che si gode dalla cima della Lanterna.
07. I colori dell’orizzonte dopo una violenta burrasca.
08. La cucina genovese, che riesce ad essere ricca con quasi niente.
09. “Belìn”, questo nostro intercalare onesto, melodioso e mai volgare.
10. Il mare, ovunque.
11. Il centro storico più grande d’Europa.
12. Il centro storico più grande d’Europa, che non è una bomboniera
per turisti distratti, ma un luogo veramente abitato e vissuto.
13. Il centro storico più grande d’Europa con i suoi colori, la sua
luce, le sue ombre, i suoi odori (non sempre gradevoli).
14. Il centro storico più grande d’Europa, con un tale miscuglio di
stili e architetture …. che gli abusi edilizi passano quasi
inosservati !
15. Il centro storico più grande d’Europa, il cui ventre marcio ti
emoziona anche quando dovresti incazzarti.
16. I Palazzi dei Rolli, patrimonio dell’Umanità.
17. La medaglia d’oro per la Resistenza.
18. Avere inventato la Repubblica alcuni secoli prima della
Rivoluzione Francese.
19. Il Genoa e la Sampdoria.
20. La Sampdoria e il Genoa (par condicio)
21. Avere inventato la Banca …. ma di questa invenzione non so quanto
abbiamo da vantarci ….
22. Trentatré chilometri di costa .… che per andare da Voltri a
Capolungo devi marcare ferie !
23. Il vento di tramontana che d’estate benedici perché non sopporti
la “maccaja”. ( Umidità )
24. Il vento di tramontana che d’inverno maledici perché ti taglia la faccia.
25. Le fessure blu cobalto del cielo tra le case dei “caruggi”. ( I Vicoli )
26. La colazione “alla genovese” con la “fugassa” (Focaccia) pucciata
nel caffelatte.
27. I contrasti tra quartieri “bene” e quartieri “degradati”.
28. Portare la tua nuova amica a “vedere la città dall’alto”
29. Piazza dell’Amor Perfetto.
30. Sfrecciare sul lungomare con la Vespa.
31. Gli autobus che si inerpicano anche sulle strade più assurde.
32. “Le donne di Genova, che ridono tra i denti” (Francesco Baccini).
33. Le donne di Genova, che parlano come “camalli” anche quando hanno
l’aspetto da nobildonne …. e troviamo tutto ciò molto attraente !
34. Le donne di Genova, che sembra sempre che ce l’abbiano solo loro
35. Le donne di Genova, che sembra sempre che ce l’abbiano solo loro
…. anche quando sei il loro amante/ fidanzato / marito da dieci anni !
36. Un gatto che scruta il mondo dalla fessura di una persiana verde.
37. Le pietre del Medioevo fianco a fianco con la Modernità.
38. Poter fare il bagno in mare ad ottobre come se fosse la cosa più
normale del mondo.
39. Boccadasse, di giorno e di notte sempre affascinante.
40. Vedere da Via XX il vessillo della città sventolare con orgoglio
sulla Torre Grimaldina.
41. Scoprire angoli della città che non hai mai notato per vent’anni
anche se sono sempre stati lì, sotto il tuo naso, da sempre.
42. Appisolarsi sulla spiaggia senza nessuno che ti rompa le scatole
per sloggiarti.
43. I possenti leoni della cattedrale di San Lorenzo, che non sembrano
per nulla cattivi, ed infatti sono diventati i “cavallucci” più amati
dai bambini.
44. Il “pesto”, che ci offendiamo se gli altri lo copiano, anche se
sappiamo benissimo che oramai lo fanno cani e porci.
45. La vista da Capo Santa Chiara, che vengono le vertigini da tanto
che sei a strapiombo sul mare.
46. I chilometri di ringhiere di ghisa che hanno vissuto mille
stagioni e sono sempre lì, con quel colore indefinito, con quel colore
“un po’ così” .
47. La metropolitana più corta del mondo, che se fossimo in America
sarebbe già diventata un’attrazione tipo Disneyland.
48. Il piacere delle birrerie con i tavolacci di legno che hanno visto
passare generazioni di ragazzi.
49. Inforcare gli occhiali da sole 365 giorni all’anno (o quasi).
50. L’enorme basilica di Carignano, fatta costruire da una famiglia
nobiliare per puro “dispetto” verso i “vicini di casa”.
51. Salire in 10 minuti per “bricchi” ( Montagne attorno a Genova ) e
trovarsi fuori dal mondo.
52. Salire in 10 minuti per “bricchi” ( Montagne attorno a Genova ) e
trovarsi dentro una calda osteria.
53. I veri genovesi …. Quelli che “una parola è poco, ma due sono già troppe” !
54. I veri genovesi, così “chiusi” e così grandi di cuore.
55. Ammirare dai Magazzini del Cotone l’arco del porto al tramonto.
56. Il mare grigio d’ardesia disteso sotto il Belvedere di Castelletto.
57. I mille locali della “movida”: piccoli, caldi e non troppo rumorosi.
58. Sentire i nostri vecchi parlare in dialetto e riuscire a capire
quello che dicono (più o meno).
59. Portare in giro per il mondo il nostro animo sinceramente “antipatico”.
60. Archivolti, antri, colonne, cancelli …. Una città rompicapo,
sempre uguale e sempre diversa.
61. I circoli della “pétanque” ( Boccie ) a Sampierdarena, nemmeno
fossimo in Provenza !
62. Tirare fuori il cappotto dall’armadio solo poche settimane all’anno.
63. Centomila muri scrostati dal tempo.
64. Gli slip e i reggiseni stesi sulle facciate delle case, che ti
chiedi con curiosità di chi saranno ….
65. L’aperitivo delle 19, che non è stato inventato a Genova, ma ci
piace credere che sia così.
66. L’aperitivo delle 19 d’estate, con la brezza che ti asciuga il
sudore di una giornata in spiaggia …. e sei sempre a 10 minuti da casa
….
67. Il selciato e le mura delle “creuze”, immutate nei secoli dei
secoli, mentre oggi le case nuove vanno in malora dopo pochi anni.
68. Le strambe declamazioni di Melina Riccio che puoi leggere anche
sui cassonetti della rumenta (Spazzatura).
69. Prendere in giro i “padani” per le code che si devono sorbire in
autostrada per raggiungerci.
70. La Notte Bianca, dove bisogna farsi largo tra la folla col “machete”.
71. La presenza e il ricordo di De André in ogni angolo della città vecchia.
72. Il “pandolce” …. che non è mica fatto d’aria come quella roba da milanesi !
73. La spruzzata di neve a gennaio che paralizza la città e fa subito
chiudere le scuole di ogni ordine e grado nemmeno vivessimo al Polo
Nord.
74. Il “mugugno”, ( Lamentarsi ) che almeno questo non costa nulla.
75. Il “mugugno”, ( Lamentarsi ) che è diventato il nostro sport preferito.
76. Il misto “torte di verdura” servito in trattoria.
77. La collana di perle delle nostre “brave ragazze”, che poi è la
stessa delle loro madri, delle madri delle loro madri, ecc. ecc.
78. Gli spazi sprecati nel bel mezzo della città, che ti chiedi
sconcertato come sia possibile.
79. La “farinata” …. semplicemente geniale !
80. La Sopraelevata, che in effetti bruttina lo è, ma se non ci fosse
la città rimarrebbe spezzata in due.
81. La Sopraelevata, che in effetti bruttina lo è …. ma che vista ragazzi !
82. Il cartello arrugginito “città denuclearizzata” che ti accoglie
quando torni a casa dalle Riviere.
83. Prendere la granita a Castelletto, anche quando non fa caldo.
84. Indicare educatamente ad un turista la strada per uscire sano e
salvo dai caruggi.
85. Far capire ad un turista che non esiste solo l’Acquario (impresa
molto più difficile).
86. Riuscire a perdersi nei vicoli …. nemmeno fossimo noi i turisti !
87. “Genova è un’idea come un’altra” (Paolo Conte)
88. Le nostre brutture … che solo noi genovesi abbiamo il diritto di
parlarne male !!!
89. La coloratissima “urban art” di Piazzetta Faralli.
90. La storica funivia a cremagliera di Granarolo.
91. La musica ovattata che sale dai locali e dai baretti incastrati in
mezzo agli scogli.
92. I concerti della BuBu Band ballando sui tavoli
93. Ammirare la città dall’alto quando si torna a casa con l’aereo.
94. I colori, i suoni, il caos del vecchio Mercato Orientale.
95. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno e
mugugnare che “fa freddo”.
96. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno, arrivare
a 20 gradi a mezzogiorno, e mugugnare che “fa caldo”.
97. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno, arrivare
a 20 gradi a mezzogiorno …. e ti vien voglia di fare qualsiasi altra
cosa tranne che lavorare !
98. “Che Genova non è mai una cosa sola. Ma sempre due cose assieme, o
tre, o quattro. Sempre, in ogni suo luogo, circostanza e anima”
(Maurizio Maggiani)
99. Genova, che non ammette mezze misure: o si odia, o si ama.
100. Trovarsi in qualunque punto di Genova e pensare che viviamo nella
città più bella del Mondo, anche quando per mille motivi ci fa
“arraggià” (Arrabbiare).
101. Genova va semplicemente pubblicizzata così, coi suoi pregi ed i
suoi difetti unici al mondo, basta solo saperlo fare e pulirla un po’.
25 ott 2011
La ricetta a sei mani: canestrelli alla ligure - Anche Ginevra ora collabora a la piccola casa!
Come avevo annunciato alcuni giorni fa su facebook lo scorso week end, visto che il riscaldamento condominiale era ancora spento, abbiam deciso di accendere il forno e preparare uno dei più classici dolci liguri: i canestrelli. Sono un tipo di dolce / biscotto, per la precisione frollini, diffuso un po' in tutto il nord Italia, gli unici però che hanno ricevuto il Pat ""Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano"" sono i canestrelletti di Torriglia, uno storico comune dell'entroterra genovese. Sono veramente buoni e uno tira l'altro, nel levante genovese di solito vengono aromatizzati con buccia di limone, è ancora usanza a Genova portare una confezione di canestrelli e caffè di torrefazioni quando si va a trovare a casa una persona.
Era un po' di tempo che volevamo prepararli e la piccola Ginevra continuava a dire "papà facciamo i canestrelli", eravamo anche andati dal mio fornitore abituale di prodotti per la cucina a comprare due stampi e così garuli garuli e per riscaldarci abbiam deciso di prepararli sabato sera. E' stata una vera ricetta a sei mani, e quindi anche la prima ricetta ufficiale di Ginevra nella piccola casa, lei era l'addetta all'utilizzo dello stampo per ritagliare i biscotti, mentre io la fra impastavamo e tiravamo la pasta. La ricetta di per se è facilissima e veloce da preparare, vi consiglio solo di far riposare per 20 - 30 minuti la pasta ottenuta in frigorifero per far indurire il burro in modo che la pasta non si ammolli maneggiandola.
Ginevra era felicissima, ci siam divertiti un mondo a prepararli insieme, e poi ha voluto vederli dal vetro del forno per seguire la cottura... una volta pronti poi... come dicevo uno tira l'altro... ho dovuto contingentarli sennò si rischiava l'indigestione talmente eran buoni!
Ingredienti per 600 grammi di canestrelli
300 grammi di farina 00 di grano tenero
230 grammi di burro
100 grammi di zucchero
due uova
un pizzico di sale
zucchero a velo
farina per impastare
Tagliare a tocchetti il burro e farlo ammorbidire a temperatura ambiente, formare la classica fontana con la farina e il pizzico di sale e lo zucchero, aggiungere quindi il burro ammollato e i tuorli delle due uova, conservare i bianchi per utilizzarli dopo per lucidare i canestrelli. Lavorare per bene l'impasto amalgamando tutti gli ingredienti, quindi formare una palla, fasciarla con la pellicola trasparente e lasciarla riposare in frigorifero per una mezzora.
Accendere il forno, meglio se ventilato, e portarlo a temperatura di circa 150 gradi, non di più perché i canestrelli non devono diventare bruni ma rimanere chiari. Stendere la pasta e con il mattarello tirarla allargandola sino ad ottenere uno spessore di circa 1 cm. Con la stampino a fiore ritagliare i canastrelli se metterli su di un foglio di carta da forno all'interno di una leccarda, via via ripassare al mattarello i ritagli di pasta avanzata per ottenre ulteriori canestrelli. Spennellarli con il bianco dell'uovo e infornarli a 150 gradi per circa 20 minuti. Terminata la cottura far raffreddare e aiutandosi con un setaccino spolverarli con lo zucchero a velo.
Buon appetito a tutte e tutti e al momento del caffè ricordatevi di questi ottimi canestrelli!
Era un po' di tempo che volevamo prepararli e la piccola Ginevra continuava a dire "papà facciamo i canestrelli", eravamo anche andati dal mio fornitore abituale di prodotti per la cucina a comprare due stampi e così garuli garuli e per riscaldarci abbiam deciso di prepararli sabato sera. E' stata una vera ricetta a sei mani, e quindi anche la prima ricetta ufficiale di Ginevra nella piccola casa, lei era l'addetta all'utilizzo dello stampo per ritagliare i biscotti, mentre io la fra impastavamo e tiravamo la pasta. La ricetta di per se è facilissima e veloce da preparare, vi consiglio solo di far riposare per 20 - 30 minuti la pasta ottenuta in frigorifero per far indurire il burro in modo che la pasta non si ammolli maneggiandola.
Ginevra era felicissima, ci siam divertiti un mondo a prepararli insieme, e poi ha voluto vederli dal vetro del forno per seguire la cottura... una volta pronti poi... come dicevo uno tira l'altro... ho dovuto contingentarli sennò si rischiava l'indigestione talmente eran buoni!
(ecco i canestrelli in cottura dentro al forno)
Ingredienti per 600 grammi di canestrelli
300 grammi di farina 00 di grano tenero
230 grammi di burro
100 grammi di zucchero
due uova
un pizzico di sale
zucchero a velo
farina per impastare
Tagliare a tocchetti il burro e farlo ammorbidire a temperatura ambiente, formare la classica fontana con la farina e il pizzico di sale e lo zucchero, aggiungere quindi il burro ammollato e i tuorli delle due uova, conservare i bianchi per utilizzarli dopo per lucidare i canestrelli. Lavorare per bene l'impasto amalgamando tutti gli ingredienti, quindi formare una palla, fasciarla con la pellicola trasparente e lasciarla riposare in frigorifero per una mezzora.
Accendere il forno, meglio se ventilato, e portarlo a temperatura di circa 150 gradi, non di più perché i canestrelli non devono diventare bruni ma rimanere chiari. Stendere la pasta e con il mattarello tirarla allargandola sino ad ottenere uno spessore di circa 1 cm. Con la stampino a fiore ritagliare i canastrelli se metterli su di un foglio di carta da forno all'interno di una leccarda, via via ripassare al mattarello i ritagli di pasta avanzata per ottenre ulteriori canestrelli. Spennellarli con il bianco dell'uovo e infornarli a 150 gradi per circa 20 minuti. Terminata la cottura far raffreddare e aiutandosi con un setaccino spolverarli con lo zucchero a velo.
Buon appetito a tutte e tutti e al momento del caffè ricordatevi di questi ottimi canestrelli!
13 ott 2011
10 anni di matrimonio o nozze di stagno dir si voglia, buon anniversario di matrimonio a noi due!
Sembra ieri che ci siamo detti Si e invece... son passati 10 anni!!! La tradizione dice che il decimo anniversario corrisponde alla nozze di stagno, considerando gli anni bisestili son passati 3652 giorni da quando ci han scattato questa foto nella bellissima chiesa di San Siro di Struppa, e quel si continuiamo a dircelo ogni giorno!
Penso che il modo migliore per auguraci 100 di questi anniversari sia il testo di una delle canzone che abbiamo scelto per la cerimonia: " La casa sulla roccia" è un vero programma! e come dice il ritornello: "E la gioia fu grande per quella gente e chi l’ha visto ancora lo commenta".
TANTI AUGURI FRA!!!!!!!!
ecco il testo:
Scorre lento il fiume fra le sponde,
sembra placido e tranquillo e nella valle c’è gente
che fatica a costruire una casa
che non è per questo mondo.
impastate col cemento, s’alzano le mura;
piano, piano verso l’alto sale una casa
e si copre con un tetto.
E son lacrime e sudore per scavare fra le schegge,
sotto il sole ardente e la tormenta,
ma sulla roccia si costruiscono le fondamenta!
E il cielo si fa cupo,
dai monti scendono le acque turbinose;
urtano contro le case
costruite con fatica e con sudore.
Finisce la tempesta e la casa sta ritta sotto il sole.
E la gioia fu grande per quella gente
e chi l’ha visto ancora lo commenta:
sulla roccia della Parola Viva
si costruiscono le fondamenta.
Penso che il modo migliore per auguraci 100 di questi anniversari sia il testo di una delle canzone che abbiamo scelto per la cerimonia: " La casa sulla roccia" è un vero programma! e come dice il ritornello: "E la gioia fu grande per quella gente e chi l’ha visto ancora lo commenta".
TANTI AUGURI FRA!!!!!!!!
ecco il testo:
Scorre lento il fiume fra le sponde,
sembra placido e tranquillo e nella valle c’è gente
che fatica a costruire una casa
che non è per questo mondo.
impastate col cemento, s’alzano le mura;
piano, piano verso l’alto sale una casa
e si copre con un tetto.
E son lacrime e sudore per scavare fra le schegge,
sotto il sole ardente e la tormenta,
ma sulla roccia si costruiscono le fondamenta!
E il cielo si fa cupo,
dai monti scendono le acque turbinose;
urtano contro le case
costruite con fatica e con sudore.
Finisce la tempesta e la casa sta ritta sotto il sole.
E la gioia fu grande per quella gente
e chi l’ha visto ancora lo commenta:
sulla roccia della Parola Viva
si costruiscono le fondamenta.
19 dic 2010
Causa maltempo il derby di Genova 2010 Sampdoria - Genova non si gioca, la partita è stata rinviata a data da definirsi
Il derby di Genova è stato rinviato a data da destinarsi. Lo ha deciso l'arbitro dell'incontro Emidio Morganti perché ha ritenuto non ci fossero le condizioni necessarie per disputarlo. A Genova continua a nevicare e in serata sono previsti ulteriori abbassamenti della temperatura con possibilità di gelata, mettendo a rischio quindi l'incolumità dei 40.000 spettatori previsti.
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